Non occorre essere in crisi per desiderare di evolvere. Il percorso di crescita è un investimento sul tuo potenziale inespresso. Ti supporto nel potenziare le tue risorse, definire obiettivi chiari e sviluppare la consapevolezza necessaria per prendere in mano la tua vita, trasformando le tue aspirazioni in cambiamenti concreti.

L’autostima è la valutazione complessiva che ciascuno dà del proprio valore, la sua solidità conta quanto il valore stesso. Quando dipende da condizioni esterne, come il successo o l’approvazione, cambia a ogni giudizio ricevuto, e anche chi prova una stima alta di sé stesso, può in realtà rivelarsi fragile. In questi casi un complimento può pesare come un debito da onorare, e una critica confermare un vecchio sospetto su di sé. La bassa autostima non è una diagnosi, ciononostante può essere comunque utile e proficuo affrontare questo disagio con un professionista. In studio a Como e talvolta anche online, lavoro proponendo come focus principale l’accettazione di sé e dei propri lati d’ombra, per poter rinarrare sé stessi in maniera rinnovata e differente. Solo da qui può scaturire una nuova percezione di sé e della propria autostima.

Da quale condizione dipende, oggi, la stima che si ha di sé?

La motivazione è ciò che spinge a cominciare qualcosa e a portarlo avanti, l’azione regge più a lungo quando l’attività viene sentita come propria e importante. La motivazione sostenuta da elementi estrinseci (premi, complimenti, sensi di colpa o senso del dovere) tende a consumarsi in fretta e un incentivo esterno può arrivare a spegnere un interesse spontaneo, come accade a volte alle passioni che diventano un lavoro a tempo pieno. Nei colloqui, in studio a Como oppure online, cerco con la persona di riconoscere quali motivi le appartengano e quali abbia preso in prestito strada facendo, perché l’impegno torni a nascere da ciò che sente suo.

Che cosa faresti ancora volentieri, se nessuno te lo chiedesse?

La psicoterapia si presta bene anche al lavoro sulla crescita personale, per chi desidera conoscersi meglio o raggiungere i propri obiettivi, pur senza un disturbo da curare. Jung chiamava individuazione il processo con cui una persona si avvicina a ciò che è realmente, accogliendo anche le parti di sé rimaste in disparte e integrando i propri limiti. Rientrano in questo lavoro temi diversi, dalla stima di sé alla capacità di dire di no, dalle scelte professionali ai risultati prestazionali. Nel mio studio di Como, e online, li affronto in percorsi individuali, partendo dalla storia di ciascuno e senza programmi prestabiliti.

Qual è la parte di sé che aspetta da tempo di trovare spazio?

Rimandare un compito importante viene spesso interpretato come una forma di pigrizia o di una scarsa capacità di organizzazione. In realtà la procrastinazione è molto spesso un modo di sottrarsi, nell’immediato, alle emozioni sgradevoli che quel compito suscita, come la paura di essere giudicati o il timore di scoprirsi inadeguati. Il sollievo dura poco e lascia il posto alla colpa, che rende il compito ancora più pesante. Quando il rinvio è pervasivo e di lunga data, può essere legato a condizioni cliniche (come l’ADHD o la depressione) e merita una valutazione accurata. Nel percorso psicoterapeutico esploro con la persona che cosa rappresenti il compito rimandato e quale parte di sé metta alla prova.

Che cosa si teme di scoprire nel momento in cui si comincia a fare qualcosa? quali timori accompagnano il nostro “primo passo”?

Il perfezionismo è un tratto della personalità che ci porta ad aderire a degli standard estremamente elevati e che, pertanto, sottopone a un giudizio estremamente severo se stessi e gli altri. È opportuno però distinguere la spinta a eccellere, che può sostenerci ed aiutarci, dalla preoccupazione costante per l’errore e per il giudizio altrui, associata a diverse forme di sofferenza, dall’ansia ai disturbi alimentari. C.G. Jung contrapponeva la perfezione, che non tollera difetti, alla completezza, che li comprende, e vedeva nella seconda la direzione dello sviluppo psichico. Con chi vive sotto questa pressione, lavoro per capire da quale paura il perfezionismo protegga e qual’è il prezzo da pagare per questa protezione.

Quale errore fa più paura, e agli occhi di chi?

L’assertività è la capacità di esprimere i propri bisogni e i propri limiti rispettando quelli degli altri, a metà strada tra il cedere sempre e l’imporsi. È il giusto equilibrio tra essere aggressivi ed essere passivi. Chi fatica a dire di no, in genere sa bene che cosa vorrebbe, ma teme di deludere o di perdere l’affetto da parte dell’altro. C.G. Jung chiamava «persona» il ruolo con cui ci si presenta al mondo. Quando ci identifichiamo con colui il quale è sempre disponibile, ogni rifiuto sembra mettere in discussione la nostra identità. Esistono percorsi utili per allenare l’assertività. Nel mio lavoro mi interessa soprattutto capire perché quel no costi così tanto e da quale storia personale provenga la paura che lo accompagna.

A chi è più difficile dire di no, e che cosa si rischia di perdere?

La crisi di mezza età non è una diagnosi né una tappa obbligata, e secondo la ricerca nasce spesso da eventi concreti, come un lutto, un cambio di lavoro o un altro evento stressante che ci mette a confronto con l’impermanenza delle cose. Per C.G. Jung la prima metà della vita richiede di adattarsi al mondo, la seconda metà della nostra vita chiede di adattarci a noi stessi. Il passaggio tra queste due configurazioni tanto diverse è per sua natura delicato e importante. Il disagio può segnare l’inizio di questo passaggio; se si accompagna a un umore basso persistente, può trattarsi di una condizione clinica da valutare, anche se non è necessario che vi siano urgenze cliniche per intraprendere un percorso di questo tipo. Accompagno chi attraversa questo momento cercando di capire quali nuovi interrogativi siano emersi, e quali bisogni profondi stanno venendo a galla. 

Come mai gli scopi e le abitudini della prima metà della vita adesso non ci bastano più? Di cos’altro c’è bisogno e di cosa dobbiamo invece fare a meno?

All’orientamento professionale si ricorre in momenti diversi della vita adulta: quando il lavoro di sempre non sembra più il proprio, oppure dopo un licenziamento o una lunga pausa. Le informazioni sul mercato e i test attitudinali aiutano a capire che cosa si sa fare; più difficile è chiarire che cosa si desidera e che cosa si è disposti a rischiare. In Italia la scelta è appesantita anche dal valore attribuito al posto fisso, che può far sembrare ogni cambiamento un azzardo. Nei percorsi di orientamento, a Como e online, metto a fuoco con la persona ciò che la muove e ciò che la frena, tenendo conto anche di chi si è diventati nel frattempo.

Che cosa si è imparato su di sé, negli anni, che il curriculum non racconta?

Un conflitto con un superiore, una promozione di carriera che tarda ad arrivare, o semplicemente la fatica quotidiana del pendolarismo. Tutto questo e molto altro può rendere il lavoro una fonte costante di tensione e di stress. Spesso siamo tentati di scaricare tutta la responsabilità di questi stati d’animo sull’oggettività delle cose, sull’ineluttabilità del sacrificio nel mondo del lavoro. Potrebbe però essere utile e interessante provare a chiederci se questo disagio, se questa insoddisfazione tocca anche qualcosa di più personale, che parte direttamente da noi stessi. Molto spesso, confrontandoci con le difficoltà lavorative si riattivano alcuni complessi personali, che ci portano a soffrire e a provare emozioni profonde e complesse. In psicoterapia, a Como oppure online, aiuto a distinguere quali difficoltà dipendono dal contesto e quali invece dalla propria storia, per tornare ad affrontare il proprio lavoro come un’opportunità e non come una condanna.

Quale emozioni, nel lavoro di oggi, ci mettono di fronte alla nostra storia e alla nostra identià più profonda?

I contenuti presenti in questa pagina hanno scopo Questo contenuto divulgativo e non sostituiscono un percorso terapeutico.