
Adolescenza ed età evolutiva
L’adolescenza è una fase di trasformazione profonda, spesso vissuta con fatica sia dai ragazzi che dai genitori. Offro un sostegno mirato a comprendere le sfide di questo periodo, aiutando il giovane a costruire la propria identità in autonomia e fornendo alle famiglie gli strumenti per migliorare il dialogo e superare le incomprensioni.

Con l’adolescenza finisce il paradiso dell’infanzia. Il corpo cambia prima che la mente sia pronta, e il rapporto con la propria immagine corporea diventa insieme più fragile e più importante: vestiti, capelli e modi di presentarsi sono i primi tentativi di dire chi si è. Si accendono desideri nuovi, la sessualità diventa un’esperienza propria e possono emergere domande sull’orientamento sessuale e affettivo o sulla propria identità di genere, domande che chiedono ascolto prima ancora che risposte. Anche i genitori perdono qualcosa: il bambino che li guardava senza giudicarli, e la certezza di sapere chi fosse. Crescere chiede di lottare contro la parte di sé che vorrebbe restare, e oggi capita di affrontare questa lotta da soli, a volte attraverso un sintomo che, a modo suo, è già un tentativo di crescere. Altre volte la lotta si ferma, e anche dopo i vent’anni la vita sembra provvisoria, sempre sul punto di cominciare. Nel mio studio a Como e online accompagno ragazzi, giovani adulti e genitori, ciascuno nel proprio percorso individuale, per dare a questo passaggio un luogo in cui essere pensato.
Che cosa stai cercando di lasciare andare e che cosa, invece, ti tiene legato al passato?
Le difficoltà di un figlio coinvolgono sempre anche chi lo cresce e lo accudisce. Momenti di difficoltà o conflitti che si ripetono, possono risvegliare in un genitore paure e ricordi della propria infanzia, e rendere più difficile vedere con chiarezza ciò che sta accadendo. Il sostegno genitoriale è un lavoro individuale, in cui il genitore porta la propria parte del rapporto con il figlio, dall’infanzia all’adolescenza. Più che indicare regole da applicare, cerco di capire insieme che cosa il figlio sta attraversando e che cosa questo tocca nell’adulto, perché ciascuno possa ritrovare un modo proprio, più solido e sereno, di stargli accanto.
Che cosa della propria storia si riaffaccia, mentre si cresce un figlio?
Nell’infanzia si cresce anche tornando indietro. Un cambiamento, come un trasloco o l’inizio della scuola, può riportare a bisogni che sembravano superati, e quella apparente regressione spaventa perché sembra smentire i progressi fatti. Jung considerava questi movimenti regressivi come un modo con cui la psiche recupera le forze per il passo successivo. La difficoltà nasce quando il ritorno non si esaurisce e comincia a togliere spazio al gioco e alla curiosità. Nel mio lavoro aiuto i genitori a capire se un ritorno al passato, una regressione del bambino, sta preparando una ripartenza o se è diventato un rifugio sicuro. Supporto inoltre la famiglia nel capire come si possa sostenere il figlio senza forzarlo.
Ti sei mai chiesti che cosa va a cercare un bambino che, per un po’, torna piccolo?
Molto spesso i giovani che dimostrano delle difficoltà scolastiche sono dotati in realtà tutte le capacità necessarie, ma a mancare è piuttosto lo spazio interno in cui usarle. Per imparare bisogna sopportare la frustrazione di non sapere; quando l’errore viene vissuto come la prova di valere poco, la mente si difende rimandando, oppure si blocca davanti a una verifica. Jung mostrò che un nodo emotivo, quello che chiamava complesso, può sottrarre attenzione e memoria, proprio quando servono. Alcune difficoltà hanno invece una base specifica e richiedono una valutazione dedicata. Lavoro con chi studia per riconoscere quel nodo, e con i genitori per distinguere il potenziale di un figlio dal suo rendimento.
Che cosa cambierebbe se un brutto voto tornasse a essere soltanto un voto?
Si sceglie la scuola superiore a tredici anni e l’università pochi anni dopo. Molti di noi, a quell’età non hanno ancora chiarito dubbi fondamentali sulla propria identità e sui propri obiettivi futuri. A quell’età si ignora il fatto che ogni scelta comporta una rinuncia, e spesso si finisce per incaponirsi su decisioni poco ponderate oppure al contrario, di delegare e quindi di affidarsi a ciò che gli altri decidono per noi (aspettative dei familiari, consigli degli amici). All’università la stessa fatica può ripresentarsi in altre forme, come la sensazione di aver scelto il percorso di studi sbagliato o di esami che si accumulano senza una ragione evidente. Nel mio lavoro aiuto a distinguere ciò che si sa fare da ciò che si desidera e a riconoscere la propria voce tra quelle degli altri, affinché la propria scelta di studio appartenga davvero a chi la fa e quindi, se necessario, si possa correggere senza vivere tale cambiamento come un fallimento .
Quale voce ci appartiene davvero quando scegliamo per il nostro futuro? Come facciamo a distinguere la nostra da quella degli altri?
I disturbi del neurosviluppo sono condizioni che compaiono durante la crescita e dipendono da differenze nel modo in cui il cervello sviluppa funzioni come il linguaggio, l’attenzione o l’apprendimento. Ne fanno parte, tra gli altri, i disturbi specifici dell’apprendimento, l’ADHD e l’autismo. Hanno una forte base biologica e non dipendono dallo stile educativo dei genitori. La diagnosi spetta a équipe specialistiche. In un’ottica psicodinamica, come quella del PDM-3, conta anche il modo in cui il bambino vive la propria condizione. Il mio lavoro è il sostegno ai genitori, in rete con gli specialisti che seguono il figlio.
Che cosa resta da conoscere di un figlio, oltre la sua diagnosi?
Nell’ADHD (Disturbo da deficit di attenzione/iperattività) la difficoltà sta spesso nel passaggio tra ciò che si sa e ciò che si riesce a fare, e questo, purtroppo, viene spesso scambiato per cattiva volontà. Da un punto di vista psicodiagnostico, l’ADHD È un disturbo del neurosviluppo, con una forte componente ereditaria, che si manifesta con disattenzione, iperattività o impulsività più marcate di quanto ci si aspetterebbe per l’età. Quando non viene riconosciuto, il bambino passa le giornate a essere corretto e finisce per credere che il problema sia lui. La diagnosi è compito di specialisti. Accanto ai genitori, e in rete con chi segue il figlio, lavoro per interrompere il circolo dei rimproveri.
Quale idea di sé si fa un bambino il cui comportamento viene letto come una scelta?
Il disturbo dello spettro autistico è una condizione del neurosviluppo che riguarda la comunicazione sociale, con interessi e comportamenti ripetitivi e una sensibilità diversa agli stimoli. Le sue manifestazioni variano moltissimo da una persona all’altra. Ha una base neurobiologica e non dipende dal modo in cui un bambino è stato cresciuto. Molte difficoltà nascono nell’incontro tra due modi diversi di percepire e di comunicare, e il malinteso è spesso reciproco. Una diagnosi precoce, affidata a servizi specialistici, permette di cominciare presto gli interventi, aumentando le possibilità di una prognosi favorevole. Sostengo i genitori, in collaborazione con i servizi che seguono il figlio, nel leggere i suoi segnali e nel farlo capire agli altri.
Che cosa serve per capirsi quando si percepisce il mondo in modi diversi?
Il ritiro sociale comincia in genere in modo silenzioso, con la rinuncia alle attività e agli amici, e può arrivare fino all’abbandono della scuola o del lavoro. La vita si sposta sempre più in casa e in rete. Nelle forme più gravi e prolungate si parla di hikikomori. Più che pigrizia, il ritiro è di solito una difesa da uno sguardo esterno vissuto come giudicante e dalla vergogna di non sentirsi all’altezza. Riconoscerlo presto aiuta, prima che la casa diventi l’unico luogo sopportabile. Il lavoro comincia spesso dai genitori, che seguo individualmente. Con chi si ritira, il primo contatto può avvenire anche online, per ricostruire senza forzature un rapporto con l’esterno.
Da quale sguardo si protegge chi si allontana dagli altri?
Videogiochi e social fanno parte della vita dei ragazzi e sono spesso luoghi in cui si incontrano gli amici e ci si sente capaci. Diventano un problema quando si perde il controllo del tempo e lo schermo toglie spazio al sonno e alle relazioni. Spesso lo schermo è un rifugio da una difficoltà che sta altrove, come un’ansia o una solitudine, e i divieti, da soli, spostano il conflitto senza toccarne la ragione. Con i ragazzi cerco di capire che cosa il gioco o i social offrano e che cosa stiano sostituendo; con i genitori, in incontri separati, lavoro su limiti che reggano senza diventare uno scontro continuo.
Che cosa trova, dentro lo schermo, chi fatica a trovarlo fuori?
Oggi si diventa adulti per gradi, senza una soglia chiara. Il lavoro arriva tardi o resta precario, e in Italia si lascia la casa dei genitori, in media, intorno ai trent’anni. In questo tempo lungo capita di sentire che la vita vera debba ancora cominciare. Si tratta di una sorta di “vita provvisoria”, ovvero la condizione in cui si trova bloccato chi rimanda ogni scelta impegnativa perché nessuna realtà concreta sembra all’altezza delle possibilità immaginate. Nei percorsi individuali che seguo con giovani adulti cerco di riconoscere che cosa trattiene e che cosa chiama, perché diventare adulti possa coincidere con il diventare sé stessi.
Che cosa sta aspettando chi sente che la vita vera deve ancora cominciare?
I contenuti presenti in questa pagina hanno scopo Questo contenuto divulgativo e non sostituiscono un percorso terapeutico.

Come funziona
Il primo colloquio è uno spazio per conoscerci e iniziare a capire insieme quali siano le tue esigenze, per definire il percorso più adatto e le modalità degli incontri successivi.
Se hai domande o se vuoi fissare un primo appuntamento — in studio o online — compila il form.
Come funziona:
Il primo colloquio è uno spazio per conoscerci e iniziare a capire insieme quali siano le tue esigenze, per definire il percorso più adatto e le modalità degli incontri successivi.
Se hai domande o se vuoi fissare un primo appuntamento — in studio o online — compila il form.
