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Il mondo cambia e con esso il modo in cui leggiamo noi stessi. Mi occupo di accogliere le specificità legate a neurodivergenze (come ADHD o Sindrome di Tourette), dinamiche relazionali complesse (narcisismo) e le nuove sfide identitarie della contemporaneità. Un approccio clinico aggiornato per dare un nome al tuo vissuto e trovare strategie personalizzate per valorizzare il tuo modo unico di funzionare.

Neurodivergenza è un termine nato intorno al 2000 nelle comunità autistiche, e non indica una diagnosi. Descrive piuttosto i modi di funzionamento della mente che si discostano da quello più diffuso, come nell’autismo o nell’ADHD, e sposta l’attenzione dal deficit all’incontro con un ambiente pensato per altri, fatto di uffici rumorosi e di regole sociali che nessuno spiega. Questo sguardo non cancella le difficoltà né rende superflua, quando serve, una valutazione specialistica. Nel mio lavoro di psicoterapeuta, a Como e online, cerco con la persona di capire quanta fatica le costi adattarsi e quale idea di sé si sia formata negli anni in cui si sentiva fuori posto.
In quale ambiente sarebbe possibile funzionare senza doversi correggere di continuo?
Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) negli adulti è un disturbo del neurosviluppo, spesso già presente nell’infanzia o che viene riconosciuto successivamente, in età più avanzata. In età adulta l’iperattività tende a diventare un’ irrequietezza interna, e le difficoltà riguardano soprattutto la gestione del tempo e le decisioni prese d’impulso. La diagnosi spetta a centri specialistici e richiede che i sintomi siano presenti già nell’infanzia; il trattamento unisce di solito farmaci, interventi psicologici e modifiche allo stile di vita. Chi riceve la diagnosi da adulto ha in genere passato anni a sentirsi dire, e poi a ripetersi, di essere disordinato o poco costante. È su quell’immagine di sé che lavoro in psicoterapia, nel mio studio di Como oppure online.
Quanti rimproveri ricevuti negli anni avevano in realtà un’altra spiegazione?
La sindrome dell’impostore, descritta nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes, è la convinzione di aver ingannato gli altri sulle proprie capacità. Non è una diagnosi e pare essere equamente distribuita tra generi diversi. Il suo meccanismo di funzionamento consiste in un circolo in cui l’ansia spinge a prepararsi troppo o a rimandare, e il buon risultato viene attribuito alla fatica o alla fortuna, così che nessun successo si somma ai precedenti. Per esempio: il primo della famiglia ad arrivare a un certo risultato, sentirsi un impostore può anche essere un modo di restare fedele alle origini. Nei colloqui, a Como oppure online, esploro con la persona la funzione che questa convinzione ha avuto nella sua storia.
Che cosa si rischia, riconoscendo di aver meritato un successo?
Molti adulti autistici, ricevono la diagnosi tardi, dopo anni passati a mascherare le proprie caratteristiche studiando le espressioni altrui e preparando le conversazioni. La ricerca associa questa fatica a più ansia e depressione, che sono spesso il motivo della prima richiesta di aiuto. La diagnosi negli adulti spetta a servizi specialistici, e l’Istituto Superiore di Sanità le ha dedicato una linea guida. Riceverla porta sollievo e, insieme, il dolore per il tempo in cui ci si è sentiti sbagliati senza sapere perché. In psicoterapia, nello studio di Como oppure online da casa, aiuto a rileggere la propria storia e a vivere con meno bisogno di nascondersi.
Quanto costa, ogni giorno, sembrare come gli altri?
I tic nervosi sono movimenti o suoni improvvisi e ripetuti, che stress e stanchezza possono accentuare. La sindrome di Tourette comprende più tic motori e almeno uno vocale presenti da oltre un anno, e solo in una minoranza di casi include parole volgari. Un tic si può trattenere per un po’, con uno sforzo che sottrae attenzione a tutto il resto. La valutazione spetta al neurologo o al neuropsichiatra, che indica i trattamenti più adatti. In rete con loro, aiuto gli adulti con tic e i genitori dei bambini che ne soffrono ad affrontare la difficoltà, la vergogna e gli sguardi altrui.
Quanto può pesare nascondere un tic per tutta la giornata?
Molti video brevi elencano esperienze comuni, come perdere il filo di un discorso o avere difficoltà emotive a incrociare uno sguardo, e le presentano come segni di ADHD o di autismo. Riconoscersi è facile, perché una descrizione generica sembra scritta su misura per chi la legge (il cosiddetto effetto Forer). Dietro ad un’autodiagnosi c’è spesso una sofferenza reale, e il rischio è che l’etichetta chiuda la domanda troppo presto o lasci in ombra un problema diverso. Una diagnosi richiede una valutazione clinica che consideri la storia della persona e le spiegazioni alternative. Quando qualcuno porta nei colloqui un’ipotesi trovata in rete, parto da ciò in cui si è riconosciuto, senza congedare e senza confermare in anticipo.
A quale domanda su di sé risponde, quell’etichetta?
Narcisista è diventata la parola con cui si indica chiunque abbia ferito o deluso qualcuno. Stabilire se l’altro abbia un disturbo di personalità richiederebbe di valutare clinicamente quella persona; nel percorso individuale si lavora sulla propria parte della relazione. In questi rapporti la svalutazione si alterna a momenti di grande vicinanza, e l’imprevedibilità lega più di un affetto costante, secondo un meccanismo che la psicologia chiama rinforzo intermittente. Col tempo può farsi strada il dubbio sulla propria memoria e sul proprio giudizio. Il lavoro che propongo, in presenza in studio e online, aiuta a capire che cosa renda così difficile allontanarsi e tornare a fidarsi delle proprie percezioni.
Che cosa si aspetta ancora, nei momenti in cui l’altro torna vicino?
Lo psicoanalista Otto Kernberg ha descritto il narcisismo maligno come una forma grave di narcisismo, in cui la grandiosità si unisce a tratti antisociali, a una diffidenza marcata e a un’aggressività priva di senso di colpa. Il concetto non compare nei manuali diagnostici, e in rete circola con molta leggerezza. Chi ha vissuto accanto a una persona così si ritrova a cercare spiegazioni o ad aspettare un cambiamento. Se c’è violenza o paura per la propria incolumità, la priorità è proteggersi, anche con l’aiuto dei centri antiviolenza e del numero 1522 contro stalking e violenza. In psicoterapia aiuto a ricostruire i propri confini e a liberarsi della colpa che queste relazioni lasciano.
Quale parte di sé si è persa nel tentativo di non provocare l’altro?
Il termine hikikomori, che in giapponese significa stare in disparte, è stato reso noto alla fine degli anni Novanta dallo psichiatra Tamaki Saitō. Descrive chi resta chiuso in casa per almeno sei mesi, evitando quasi ogni contatto sociale. In Italia il fenomeno riguarda soprattutto adolescenti e giovani adulti, e il ritiro può durare anni. Si tende a vedere in internet la causa, ma per molti la rete è l’ultimo collegamento con l’esterno, e tagliarlo rischia di aumentare l’isolamento. Alla radice si trovano di frequente la vergogna e la pressione a riuscire. Seguo individualmente sia chi vive ritirato sia i suoi familiari, se necessario il primo incontro può avvenire online.
Da che cosa protegge una stanza da cui non si esce più?
Non esiste una diagnosi ufficiale di dipendenza da smartphone o da social, e il numero di ore davanti allo schermo, da solo, dice poco. Più utile è osservare quando si prende il telefono senza averlo deciso, per esempio nei pochi secondi in ascensore, e chiedersi che cosa quel gesto permetta di non sentire, che sia noia o un pensiero sgradevole. L’uso diventa un problema quando continua nonostante il desiderio di ridurlo e comincia a pesare sul sonno e sulle relazioni. In presenza nel mio studio, e online, ricostruisco con la persona la funzione che il telefono ha preso nelle sue giornate.
Quale pensiero arriverebbe, se il telefono restasse in tasca?
L’eco-ansia è la preoccupazione persistente per la crisi climatica e per ciò che comporterà. Non è una diagnosi e, per molti versi, è una reazione proporzionata a un pericolo reale. Può accompagnarla un dolore più preciso, che il filosofo Glenn Albrecht ha chiamato solastalgia, la nostalgia di chi non se n’è mai andato e vede cambiare il paesaggio in cui vive, come i ghiacciai alpini che si ritirano. La preoccupazione diventa un peso quando toglie il sonno o si trasforma in senso di colpa per ogni gesto quotidiano.
Quale parte di questa preoccupazione chiede di diventare un’azione?
Un po’ di tensione prima di un esame o di una presentazione aiuta a concentrarsi. L’ansia da prestazione comincia quando l’attenzione si sposta dal compito all’immagine di sé mentre lo si svolge, e la mente, occupata a controllare come si appare, si inceppa proprio nei gesti che di solito vengono spontanei. Il perfezionismo alimenta questo meccanismo, perché attribuisce a ogni singola prova il valore di un verdetto su chi la affronta. Il lavoro psicoterapeutico, aiuta a distinguere la prova di oggi dal giudizio che vi si sovrappone e che a volte risale a molto tempo prima.
Davanti a quale sguardo ci si sente davvero sotto esame?
Il disturbo da gioco d’azzardo è catalogato dai manuali diagnostici come una forma di dipendenza. Online le scommesse sono sempre a portata di mano, e il denaro speso diventa un numero su uno schermo. Nelle scommesse sportive essere degli esperti di sport dà l’impressione di poter prevedere i risultati, un’illusione di controllo che sopravvive anche alle giocate sbagliate. Il passaggio decisivo è spesso la rincorsa delle perdite, quando si gioca per recuperare il denaro perso. In Italia i Servizi per le Dipendenze offrono percorsi di cura gratuiti. In psicoterapia, a Como e online, esploro con chi gioca il bisogno a cui la scommessa risponde, anche quando si perde.
Che cosa si spera di vincere, oltre al denaro?
Sparire senza una parola, interrompendo una relazione appena nata o già avviata, ha preso il nome di ghosting. Le app di incontri lo rendono più facile, perché mettono in contatto persone senza conoscenze in comune, e chi sparisce non deve rendere conto a nessuno. Per chi resta, la mancanza di un finale tiene aperta la ricerca di una ragione, che finisce facilmente per cadere sui propri presunti difetti. Anche l’uso delle app può logorare, quando cercare qualcuno diventa uno scorrere di profili da scartare. Nei percorsi individuali che seguo a Como e online, mi soffermo con la persona su ciò che queste esperienze risvegliano e sul tipo di relazione che desidera.
Chi scrive il finale, quando l’altro sparisce?
La teoria dell’attaccamento nasce dagli studi di John Bowlby e Mary Ainsworth sul legame tra bambini e genitori. Le sue categorie, come ansioso o evitante, servono oggi anche a classificare sé stessi e il partner, ma negli adulti la ricerca descrive tendenze presenti in misura diversa in ognuno. Lo stile appreso da piccoli non resta fissato per sempre, e gli studiosi parlano di sicurezza acquisita per chi la costruisce più tardi, anche grazie a nuove relazioni o alla psicoterapia. Ricostruire come si è imparato a stare nei legami è parte del lavoro che svolgo, in studio a Como o online.
Come si reagisce, quando qualcuno si avvicina troppo o si allontana?
Joseph Weizenbaum, autore negli anni Sessanta di ELIZA, un programma che imitava uno psicoterapeuta, si stupì quando la segretaria gli chiese di lasciarla sola a conversarci. Oggi le intelligenze artificiali rispondono a ogni ora e di rado contraddicono, e c’è chi vi trova una forma di compagnia. Jung chiamava proiezione l’attribuire ad altri parti di sé non riconosciute, e in una relazione umana l’altro, prima o poi, smentisce l’immagine proiettata, offrendo l’occasione di conoscersi meglio. Un interlocutore incline ad assecondare la smentisce molto più di rado. Come psicoterapeuta mi interessa capire, senza giudizio, a quale bisogno risponda questa relazione e quale spazio occupi nella vita della persona.
Che cosa si cerca in un interlocutore che non si stanca mai?
Ripensando alla propria vita, Jung osservava che la solitudine non nasce tanto dall’assenza di persone quanto piuttosto dall’impossibilità di comunicare ciò che si sente importante. La ricerca ha mostrato che, quando si prolunga, la solitudine rende più sensibili ai segnali di rifiuto e spinge a evitare proprio gli incontri che potrebbero alleviarla. La solitudine può farsi sentire dopo un trasferimento o una separazione, e a volte anche in una vita piena di impegni in cui nessuno sembra conoscere davvero chi si è. Nel lavoro con chi si sente solo, a Como e online, cerco di capire quali parti di sé restino senza ascolto e quali timori rendano difficile avvicinarsi.
Con chi si riesce a parlare di ciò che conta?
La perimenopausa è la transizione di qualche anno che precede l’ultima mestruazione, e di solito comincia dopo i quaranta anni. Le oscillazioni ormonali si associano a un rischio maggiore di depressione e ansia, anche in chi non ne aveva mai sofferto, e a un sonno più disturbato. Questi cambiamenti cadono negli anni in cui molte donne si occupano di figli adolescenti e genitori anziani, e vengono attribuiti allo stress o, al contrario, solo agli ormoni. Per distinguere le due componenti serve anche il parere del ginecologo, che valuta le eventuali terapie. In psicoterapia, a Como e online, accompagno le donne in questo passaggio senza separare il corpo dalla storia di ciascuna.
Mentre il corpo cambia, quale parte della vita chiede di essere ripensata?

Come funziona
Il primo colloquio è uno spazio per conoscerci e iniziare a capire insieme quali siano le tue esigenze, per definire il percorso più adatto e le modalità degli incontri successivi.
Se hai domande o se vuoi fissare un primo appuntamento — in studio o online — compila il form.
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