
Crisi di senso e percorso individuativo
Il disagio emotivo non è una debolezza, ma un segnale che chiede ascolto. In uno spazio protetto e non giudicante, ti aiuterò a dare voce alle tue emozioni e a sciogliere i nodi che ti bloccano, trasformando la sofferenza in una risorsa preziosa per ritrovare serenità e riconnetterti con te stesso.

L’ansia ci prepara a un pericolo che non è ancora giunto, e che molto spesso non arriverà mai. Può capitare, di fronte a una riunione convocata in modo inaspettato, di visualizzare già il licenziamento e le sue drammatiche conseguenze, illudendosi di farsi trovare pronti. Le ricerche sul rimuginio indicano invece che questo incessante lavorio mentale, fatto di parole e scenari catastrofici, serve a mantenere a distanza le emozioni più intense, che restano così intrappolate e inespresse. Nel mio studio di Como e nei percorsi online, esploro insieme alla persona cosa l’ansia stia cercando di anticipare e quale vera emozione il rimuginio stia aiutando a non sentire.
Che cosa si sentirebbe, se per un’ora si smettesse di prepararsi al peggio?
Un attacco di panico si manifesta all’improvviso, raggiungendo il suo picco in pochi, interminabili minuti: il cuore accelera vertiginosamente e spesso subentra il terrore di morire o di impazzire. Per quanto l’esperienza sia terrificante, l’attacco in sé non è pericoloso, sebbene al primo episodio sia sempre opportuno escludere con un medico altre cause fisiche. Il problema si amplifica quando il timore di un nuovo attacco induce a evitare tutte le situazioni da cui sarebbe difficile allontanarsi, come trovarsi bloccati in coda in auto, o altre situazioni dove si ha la sensazione di non avere vie di fuga. Spesso, nel periodo in cui insorge il primo attacco, si nasconde una separazione non ancora elaborata o una rabbia profonda rimasta inespressa. Nel mio lavoro a Como e online, affronto questi nodi affinché la paura ritrovi il suo vero oggetto e le situazioni evitate tornino a essere serenamente praticabili.
Che cosa stava cambiando nella propria vita, quando è arrivato il primo attacco?
La depressione può somigliare più a un totale appiattimento delle emozioni che a un’intensa tristezza. Chi ne soffre fatica a trarre piacere da ciò che prima lo appassionava e può ritrovarsi a rileggere tre volte la stessa pagina senza riuscire a ricordare nulla. Si parla clinicamente di depressione quando l’umore costantemente basso o la perdita di interesse si protraggono nel tempo, e si accompagnano ad altri segnali come alterazioni del sonno o un senso di colpa sproporzionato. Il trattamento d’elezione è la psicoterapia, talvolta affiancata, nelle forme più severe, da un supporto farmacologico prescritto da un medico o psichiatra. Come psicoterapeuta a orientamento junghiano, a Como e online, aiuto la persona a ricostruire quando e perché il desiderio si sia progressivamente ritirato dalla sua vita.
Quale desiderio si è spento per primo, e cosa ha lasciato al suo posto?
Un umore depresso non è necessariamente sinonimo di depressione clinica. Può emergere dopo una perdita o, paradossalmente, anche dopo aver raggiunto un traguardo a lungo desiderato, come il trasloco nella nuova casa. L’istinto comune è quello di scacciarlo tenendosi il più possibile occupati. Jung, al contrario, suggeriva di rivolgere l’attenzione proprio a quell’umore, lasciando che prendesse forma in immagini o in poche righe scritte; egli riteneva infatti che nell’intensità di quello stato d’animo risiedesse l’energia vitale necessaria per attraversarlo e superarlo. Con chi affronta un periodo simile, a Como o online, esploro cosa quell’umore stia cercando di comunicare, prima ancora di tentare di cancellarlo.
Quale immagine di sé può tornare a emergere quando si ricomincia a guardare oltre ciò che oggi appare immutabile?
Una fobia è una paura intensa e sproporzionata nei confronti di qualcosa di estremamente definito, come prendere un aereo o la vista di un ago. Anche chi è consapevole dell’eccesso del proprio timore, può arrivare a rinunciare a un prestigioso incarico di lavoro che richiede di viaggiare o a rimandare per anni analisi del sangue cruciali. L’evitamento offre un sollievo immediato, ma nel lungo termine non fa che alimentare e mantenere in vita la paura. Per le fobie specifiche esistono percorsi efficaci basati sull’avvicinamento graduale all’oggetto temuto. La prospettiva psicoanalitica ha inoltre evidenziato come una fobia possa condensare su un oggetto preciso – e dunque evitabile – un’ansia molto più diffusa e profonda. Nel mio lavoro a Como e online, valuto con la persona se sia questa la dinamica in atto e rintraccio l’origine reale di quell’ansia.
Fino a che punto quella paura ha scelto al posto di chi la prova?
Avere pensieri intrusivi, talvolta molto sgradevoli, capita a quasi tutti e normalmente scivolano via senza lasciare traccia. Nel disturbo ossessivo-compulsivo, al contrario, diventa intollerabile il significato che si attribuisce a tali pensieri, in special modo quando violano i propri valori, come per esempio l’assillante dubbio di aver investito un pedone mentre si guidava. Le compulsioni – come rifare ripetutamente la stessa strada per controllare o reiterare un gesto finché non “sembra giusto” – offrono una certezza rassicurante ma effimera, che finisce per rafforzare la necessità di compierle nuovamente. Per questo disturbo esistono trattamenti psicoterapeutici (e all’occorrenza farmacologici) di comprovata efficacia. Il percorso che propongo, a Como e online, parte dalla comprensione profonda di cosa questo incessante bisogno di certezza stia disperatamente cercando di tenere sotto controllo.
Quale incertezza è più faticoso tollerare?
Il senso di vuoto può convivere in modo latente con un’agenda fittamente densa di impegni e con una vita che, dall’esterno, appare pienamente riuscita. Chi ne fa esperienza tenta spesso di colmarlo lanciandosi in un nuovo progetto o in una relazione, ma il sollievo svanisce non appena cala l’entusiasmo iniziale. Jung notava che circa un terzo dei suoi pazienti, pur non presentando una nevrosi clinicamente definibile, soffriva di una profonda mancanza di senso esistenziale. In quest’ottica, il vuoto è il campanello d’allarme che segnala che le giornate non rispecchiano più autenticamente chi le vive. Quando diventa una costante e si abbina a un umore cupo o a reazioni impulsive, richiede un’attenta valutazione clinica. Nel percorso psicoterapeutico, a Como o online, l’obiettivo non è riempire questo spazio, ma chiedersi assieme alla persona cosa stia realmente mancando.
In quali momenti il vuoto si avverte di più?
Per chi convive con l’ansia sociale, una semplice telefonata a uno sconosciuto o una cena tra colleghi può trasformarsi in una prova estenuante, preparata per giorni a causa del terrore del giudizio altrui. Durante le interazioni, chi ne soffre tende a osservarsi “dal di fuori”, e l’immagine che percepisce è quasi sempre molto più goffa e inadeguata di quella colta dagli altri. Le strategie di protezione messe in atto – come soppesare ossessivamente ogni parola o stringere il bicchiere con due mani per celare il tremore – finiscono per farlo apparire distante, alimentando la dinamica della paura. L’ansia sociale supera la semplice timidezza quando costringe a rinunciare a occasioni vitali significative. Nel mio studio di Como, o online, aiuto la persona a risalire all’origine di quello sguardo severo e giudicante che attribuisce al mondo esterno, scoprendo spesso quanto sia in realtà specchio del proprio.
A chi appartiene lo sguardo che si teme?
La rabbia ha la caratteristica di poter esplodere molto lontano dal luogo in cui è originata. Se repressa di fronte a un superiore o a un genitore, può scaricarsi la sera sulle persone più care per un futile motivo, come un paio di scarpe lasciate in corridoio, generando poi pesanti sensi di colpa. Altre volte, si diluisce in un’irritabilità cronica e logorante, che può celare stati di depressione o un profondo esaurimento accumulato. Jung definiva “Ombra” tutte quelle parti che una persona esclude dalla rappresentazione ideale di sé; in chi si ritiene pacifico e mite, la rabbia finisce spesso relegata in quest’Ombra, riemergendo in modo incontrollato nei momenti meno opportuni. Il mio approccio, a Como e online, mira a restituire alla rabbia il suo vero destinatario, affinché possa evolvere nella sana capacità di far rispettare i propri confini.
Verso chi o verso cosa era rivolta, in origine, la rabbia che oggi senti così vicina?
Chi soffre di ipocondria – oggi definita più accuratamente ansia di malattia – vive nel costante terrore di avere o poter sviluppare una grave patologia, e nessuna rassicurazione medica è sufficiente a placare l’angoscia. Questo stato può spingere a passare notti insonni esplorando forum medici o, all’estremo opposto, a evitare per anni visite ed esami per il terrore del verdetto. Il sollievo che segue un referto negativo è sempre drammaticamente breve, talvolta la durata di un solo pomeriggio, prima che il dubbio atroce si trasferisca su un nuovo sintomo. L’ipocondria può riattivare angosce molto antiche. Fermo restando che il medico di base è il punto di riferimento imprescindibile per la salute fisica, il mio intervento, a Como o online, è volto a svelare cosa si nasconda profondamente dietro il bisogno compulsivo di sorvegliare la propria salute.
Quando hai iniziato a guardare il tuo corpo più con apprensione che con fiducia?
Si parla di somatizzazioni quando dolori o disturbi fisici, persistono ostinatamente anche quando tutti gli esami clinici risultano negativi. È fondamentale sottolineare che i sintomi sono assolutamente reali, e la valutazione medica rimane sempre il primo passo doveroso. Tuttavia, dopo aver escluso cause organiche, sentirsi dire che “è tutto dovuto allo stress” lascia spesso il paziente solo e incompreso nel proprio dolore. Jung, già nei suoi primi esperimenti misurando le reazioni fisiologiche come respiro e sudorazione, dimostrò come le parole in grado di toccare un “nodo emotivo” irrisolto potessero alterare profondamente le reazioni corporee, persino al di fuori della consapevolezza del soggetto. In psicoterapia, a Como o online, esploro con la persona i fili invisibili che collegano i sintomi fisici al vissuto emotivo, accogliendo e validando la piena realtà del dolore sperimentato.
Che cosa “racconta” il tuo corpo quando prende la parola?
L’insonnia segue una logica paradossale: più si cerca disperatamente di dormire, più il sonno si allontana. Chi ne soffre conosce bene la tortura di guardare l’orologio alle tre del mattino, calcolando con angoscia le poche ore restanti prima della sveglia; un’attesa febbrile che, di fatto, impedisce di riaddormentarsi. L’insonnia viene definita cronica quando le difficoltà nell’addormentamento o i risvegli notturni si presentano per almeno tre notti a settimana, per un periodo superiore ai tre mesi. È sempre raccomandabile escludere con il medico eventuali cause fisiologiche, come le apnee obstructive. In ambito psicologico, esistono interventi mirati di grande efficacia, anche nel lungo periodo. Durante le sedute, a Como e online, lavoro per individuare insieme alla persona quei pensieri che, accuratamente evitati o rimandati durante il giorno, tengono in ostaggio durante la notte, affinché la notte smetta di essere un logorante turno di guardia.
Quale pensiero aspetta la notte per presentarsi?
I contenuti presenti in questa pagina hanno scopo Questo contenuto divulgativo e non sostituiscono un percorso terapeutico.

Come funziona
Il primo colloquio è uno spazio per conoscerci e iniziare a capire insieme quali siano le tue esigenze, per definire il percorso più adatto e le modalità degli incontri successivi.
Se hai domande o se vuoi fissare un primo appuntamento — in studio o online — compila il form.
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